Perché nel 2025 una coppia di donne o di uomini – la cosiddette famiglie arcobaleno – che crescono figlie o figli continuano a dividere l’opinione pubblica? La risposta non è semplice: non si tratta solo di convinzioni personali, ma di un retaggio culturale che affonda le radici nella storia, nella religione e nei rapporti di potere. Oggi, in una società che si proclama “moderna”, le famiglie arcobaleno restano al centro di polemiche feroci. Ma perché questa esistenza genera ancora paura?

Il mito della “famiglia naturale”: una costruzione, non un destino
L’idea di “famiglia naturale” è stata per secoli la colonna portante delle società occidentali. Si parla di “naturalità”, ma è un concetto profondamente culturale: il modello madre-padre-figlie e figli non è universale né eterno. È stato imposto come norma sociale per garantire stabilità economica, continuità di lignaggio e controllo sulla sessualità femminile. In sintesi, dietro il mito della famiglia naturale c’è il controllo, non la biologia.
Ogni forma di genitorialità che non ricalca questo schema viene percepita come pericolosa. Non perché danneggi qualcuno, ma perché mina l’ordine simbolico che assegna potere a chi detiene le regole.
La religione e la politica: alleate nel mantenere il confine
Non possiamo ignorare il ruolo delle religioni, in particolare quelle monoteiste, nel fissare l’idea che esista un solo modello familiare moralmente legittimo. La dottrina cattolica, per esempio, ha trasformato il matrimonio eterosessuale in sacramento, legando l’etica privata all’ordine pubblico. Da qui discende la stigmatizzazione delle relazioni omosessuali, viste come “contro natura”.
Questa visione è stata, e continua a essere, terreno fertile per la politica. In Italia, ogni discussione su diritti civili e adozioni diventa subito guerra ideologica. Si evocano spettri di “bambini confusi” o di “genitorialità innaturale”, ignorando decenni di studi scientifici che confermano: le figlie e i figli di coppie omogenitoriali crescono con lo stesso benessere emotivo e cognitivo degli altri. Anzi, in molti casi, sviluppano maggiore apertura mentale e resilienza.
Lo spettro del cambiamento: perché fa paura
La vera domanda è: perché una famiglia diversa genera tanto allarme? Perché mette in discussione il dogma che la genitorialità sia legata alla biologia e alla complementarità uomo-donna. Se due donne o due uomini sono in grado di crescere figlie e figli in modo sano e amorevole, allora cade il mito secondo cui l’equilibrio familiare dipende dai ruoli di genere.
Questa è una verità scomoda. Significa riconoscere che ciò che tiene insieme una famiglia non è il sesso delle persone, ma la qualità della relazione, la capacità di cura, l’amore reciproco. Una prospettiva che libera, ma che destabilizza chi ha basato la propria identità sul rispetto di regole fisse.
Educazione e “paura del contagio”
Uno dei nervi scoperti è la scuola. Ogni volta che si parla di educazione all’affettività scatta il panico morale: “Non vogliamo che i nostri figli vengano indottrinati!”. Come se il rispetto fosse un’ideologia pericolosa.
Dietro questa resistenza c’è un equivoco: si teme che la visibilità delle famiglie arcobaleno possa influenzare l’orientamento sessuale delle nuove generazioni. Ma l’orientamento non si insegna. Si insegna, semmai, a vivere in un mondo dove nessuna bambina e nessun bambino deve sentirsi sbagliato.
Il timore, quindi, non è che le giovani e i giovani “diventino” omosessuali, ma che imparino a non aver paura della differenza. E una società che non ha paura è più libera. E una società libera è meno controllabile.
Un’analisi psicologica: il riflesso del patriarcato
C’è anche un’altra chiave di lettura: la famiglia tradizionale è stata per secoli lo strumento principale per perpetuare il patriarcato. Non sorprende, quindi, che la famiglia arcobaleno faccia vacillare certezze costruite attorno al potere maschile.
Due madri mettono in discussione l’idea che la figura paterna sia indispensabile. Due padri smontano il mito che la cura appartenga per natura alle donne. Questo genera una crisi simbolica: se i ruoli di genere non sono naturali ma sociali, allora cade un intero edificio di gerarchie.
La vera minaccia? Non la famiglia arcobaleno, ma la libertà che rappresenta
Forse il punto è proprio questo: le famiglie arcobaleno non minacciano la società. Minacciano un sistema che si regge sull’idea che ci sia un unico modo giusto di amare e crescere figlie e figli. Minacciano l’illusione che la felicità passi per l’obbedienza a schemi precostituiti. Minacciano chi ha costruito il proprio potere sulla paura.
Perché la libertà è contagiosa. E quando qualcuna o qualcuno impara che può scegliere senza chiedere permesso, il controllo non funziona più.
Due mamme, due papà: ciò che spaventa non è la tipologia di famiglia. È la possibilità che quella tradizionale diventi finalmente libera.


