Educazione affettiva e sessuale

Il corpo come confine, non come dovere: educare al consenso fin dall’infanzia

Il consenso non nasce all’improvviso nell’adolescenza, né tantomeno nell’età adulta. Non compare magicamente nel momento in cui si inizia a parlare di sessualità. Il consenso si costruisce molto prima, nel modo in cui il corpo di bambine e bambini viene rispettato, ascoltato, riconosciuto come spazio personale e non come terreno disponibile.

Educare al consenso fin dall’infanzia significa fare una scelta chiara: insegnare che il corpo non è mai un dovere. Non è dovuto alle persone adulte, non è dovuto per educazione, non è dovuto per amore. È un confine.

consenso

Consenso non è una parola, è un apprendimento

Spesso il consenso viene ridotto a una formula: dire sì o dire no. In realtà il consenso è un processo complesso, che riguarda la percezione di sé, la possibilità di esprimere un limite, la sicurezza di non perdere amore o protezione quando si rifiuta qualcosa.

Una bambina o un bambino non può esercitare consenso se non ha imparato che il proprio corpo è legittimo, che le sensazioni contano, che il disagio non va ignorato. Il consenso non si insegna con una spiegazione, ma con l’esperienza quotidiana.

Ogni volta che una persona rispetta un rifiuto, sta educando al consenso. Ogni volta che lo forza, sta insegnando il contrario.

Il corpo infantile come spazio pubblico

Uno dei problemi culturali più radicati è l’idea che il corpo delle bambine e dei bambini sia, in qualche modo, pubblico. Commentabile, toccabile, gestibile dalle altre persone in nome dell’affetto o dell’educazione. Baci obbligati, carezze non richieste, solleticamenti che non si fermano quando la bambina o il bambino dice basta.

Questi gesti vengono spesso minimizzati perché “non hanno cattive intenzioni”. Ma il consenso non riguarda l’intenzione di chi tocca, riguarda la percezione di chi viene toccato. Un corpo che impara a non essere ascoltato impara anche a non fidarsi delle proprie sensazioni.

Educare al consenso significa smettere di considerare normale ciò che viola un confine solo perché è culturalmente accettato.

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Dire no senza dover spiegare

Uno degli aspetti più importanti del consenso è il diritto di dire no senza dover fornire giustificazioni. Molte bambine e molti bambini imparano invece che il rifiuto deve essere motivato, spiegato, reso accettabile alle altre persone.

“Dai, solo un bacio”, “non fare storie”, “è per educazione”. In queste frasi è contenuto un messaggio preciso: il tuo no non basta. Deve essere negoziato.

Educare al consenso significa insegnare che il no è completo così com’è. Non ha bisogno di essere addolcito, giustificato, ritrattato.

Consenso e potere: il nodo che spesso si evita

Il consenso non può essere separato dal tema del potere. Nelle relazioni tra persone adulte, bambine e bambini il potere non è simmetrico, ed è proprio per questo che la responsabilità è tutta dalla parte adulta.

Una bambina o un bambino non è sempre in grado di opporsi, anche quando dice no. Può avere paura di deludere, di essere punito, di perdere l’approvazione. Educare al consenso significa creare un contesto in cui il rifiuto non comporta conseguenze affettive.

Quando una persona insiste, minimizza o ride di un no, sta usando il proprio potere contro il confine dell’altro.

Il consenso come prevenzione della violenza

Educare al consenso fin dall’infanzia è uno degli strumenti più potenti di prevenzione della violenza. Non perché renda bambine e bambini responsabili della propria protezione, ma perché insegna loro a riconoscere quando qualcosa non va.

Una bambina che sa che il suo corpo è un confine è più incline a segnalare un’invasione. Un bambino che sa di essere creduto è più incline a parlare. Il consenso, in questo senso, non è un concetto astratto, ma una pratica di sicurezza emotiva.

La violenza prospera dove i confini non sono chiari o non sono rispettati.

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Bambine e consenso: il peso della disponibilità

Le bambine, in particolare, vengono spesso educate alla disponibilità corporea ed emotiva. A non creare disagio, a essere gentili, a non dire no troppo forte. Questo apprendimento precoce ha conseguenze profonde sul modo in cui vivranno il consenso più avanti.

Educare al consenso significa smontare l’idea che il corpo femminile debba essere accomodante, rassicurante, accessibile. Significa insegnare che il confine non è una scortesia, ma una forma di rispetto verso sé stesse.

Anche i bambini hanno diritto al limite

Parlare di consenso non riguarda solo la protezione delle bambine. Anche i bambini hanno bisogno di imparare che il loro corpo è un confine e che quello delle altre persone va rispettato.

Un bambino che non impara a riconoscere il proprio limite difficilmente imparerà a riconoscere quello altrui. Il consenso, quindi, non è una lezione di controllo, ma di relazione.

Educare al consenso significa insegnare che nessun corpo è a disposizione, nemmeno il proprio.

Il ruolo delle persone adulte: essere coerenti

Non si può parlare di consenso e poi ignorarlo nella pratica quotidiana. Bambine e bambini apprendono molto più da ciò che vedono che da ciò che viene spiegato. Se il consenso viene predicato ma non praticato, il messaggio che passa è di confusione.

Essere coerenti significa accettare che il no dei bambini possa metterci in difficoltà. Significa rinunciare a un’idea di educazione basata sull’obbedienza cieca. Significa tollerare il dissenso senza viverlo come una minaccia.

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Il corpo come primo luogo di autodeterminazione

Il corpo è il primo spazio in cui una persona esercita autodeterminazione. Se questo spazio viene violato, minimizzato o reso negoziabile, anche la capacità di autodeterminarsi ne risente.

Educare al consenso fin dall’infanzia significa restituire al corpo il suo statuto di confine. Non come muro, ma come spazio abitabile, riconoscibile, rispettato.

Non si tratta di anticipare temi, ma di costruire basi. Basi emotive e relazionali. Perché il consenso è una competenza per imparare a stare nel mondo e nella relazione nel rispetto reciproco.

Il consenso spiegato a bambine e bambini