Molte persone adulte insegnano alle bambine e ai bambini a vergognarsi del proprio corpo molto prima di insegnare loro ad ascoltarlo
“Copriti.”
“Non toccarti.”
“Stai composta.”
“Che figura.”
“Queste cose non si fanno.”
Molte persone imparano la vergogna del corpo molto presto.
Spesso prima ancora di capire davvero cosa sia un corpo.
A volte basta uno sguardo disgustato davanti a un corpo che cambia, una risata durante la pubertà o una frase detta “per educare” perché una persona inizi a sentirsi sbagliata dentro il proprio corpo per anni.
Succede nell’infanzia, quando alcune parti del corpo iniziano improvvisamente a diventare “imbarazzanti”. Succede nell’adolescenza, quando il corpo cambia e comincia a essere osservato, corretto, confrontato. Succede anche nell’età adulta, quando moltissime persone continuano a vivere il proprio corpo più come qualcosa da controllare che come uno spazio da abitare pienamente.
Ed è forse proprio qui che si vede quanto il corpo continui ancora oggi a essere uno dei tabù culturali più profondi.
Perché il problema non è soltanto il corpo in sé.
Il problema è tutto ciò che il corpo rende visibile:
- vulnerabilità
- desiderio
- cambiamento
- identità
- emozioni
- limite
- differenza
Ed è forse anche per questo che moltissime persone crescono imparando a guardare il proprio corpo attraverso il giudizio degli altri molto prima che attraverso l’ascolto di sé.

La vergogna del corpo non nasce spontaneamente
Molto spesso la vergogna corporea non compare all’improvviso. Si costruisce lentamente, attraverso linguaggio, sguardi, battute, regole implicite e silenzi.
Lo si vede in frasi considerate normalissime:
- “Chiudi le gambe.”
- “Non parlare di certe cose.”
- “Le brave bambine non fanno così.”
- “I maschi non piangono.”
- “Non farti vedere in questo modo.”
Frasi che non parlano soltanto di educazione. Parlano di controllo sociale.
Perché il corpo, soprattutto quello di bambine e bambini, continua spesso a essere trattato come qualcosa da disciplinare, correggere e rendere accettabile agli occhi delle altre persone.
Ed è anche così che moltissime persone imparano presto una regola invisibile:
alcuni corpi possono esistere serenamente, altri devono continuamente controllarsi.
Il corpo disturba quando smette di essere controllabile
Ci sono corpi che la società considera più facili da accettare:
- corpi magri
- corpi conformi
- corpi abili
- corpi eterosessuali
- corpi che non disturbano
- corpi che non mostrano troppo
E poi esistono corpi che diventano immediatamente motivo di disagio:
- corpi grassi
- corpi queer
- corpi transgender
- corpi disabili
- corpi che sanguinano
- corpi che cambiano
- corpi che non rispettano le aspettative
Un corpo che piange disturba.
Un corpo grasso disturba.
Un corpo disabile disturba.
Un corpo transgender disturba.
Un corpo che sanguina disturba.
Perché molti corpi vengono accettati soltanto finché restano leggibili, controllabili e rassicuranti.
Ed è qui che la vergogna smette di essere soltanto individuale e diventa un fatto culturale.
Perché molte società non vogliono davvero che le persone ascoltino il proprio corpo. Vogliono che imparino a controllarlo abbastanza da non disturbare lo sguardo altrui.
Viviamo in società ossessionate dal corpo e contemporaneamente incapace di parlarne davvero
Il corpo viene mostrato continuamente.
Giudicato continuamente.
Sessualizzato continuamente.
Ma appena esce dal controllo – sangue, grasso, pubertà, disabilità, malattia, identità di genere, desiderio – torna immediatamente a essere qualcosa da nascondere.
È una contraddizione enorme.
Le persone vengono spinte continuamente a esporre il proprio corpo, ma solo a condizione che quel corpo resti accettabile, performativo e rassicurante.
Ed è forse anche per questo che così tante persone finiscono per vivere il proprio corpo come una prestazione continua invece che come una parte viva di sé.
Il corpo dei bambini e delle bambine viene osservato molto più di quanto venga ascoltato
Molte persone adulte parlano continuamente del corpo dei bambini e delle bambine:
- “sei troppo magro”
- “sei ingrassato”
- “mangia di più”
- “non mangiare troppo”
- “stai composto”
Ma molto più raramente insegnano ad ascoltarlo davvero.
Ad esempio:
- riconoscere disagio
- capire i propri confini
- distinguere piacere e fastidio
- percepire stanchezza o tensione
- comprendere cosa fa stare bene o male
E questo ha conseguenze enormi.
Perché un bambino o una bambina che cresce imparando che il corpo serve soprattutto a essere corretto, giudicato o controllato rischia di sviluppare un rapporto molto distante da se stesso o se stessa.
La vergogna è uno strumento potentissimo di controllo sociale. Una persona che si vergogna continuamente del proprio corpo tende spesso a occupare meno spazio, a mostrarsi meno, a esporsi meno e a sentirsi sbagliata più facilmente.
Ed è forse anche per questo che la vergogna corporea continua a essere così presente: perché i corpi che si vergognano sono spesso corpi più facili da controllare.
Vergogna, sessualità e silenzio
Uno degli ambiti in cui la vergogna corporea emerge più chiaramente riguarda la sessualità.
In moltissime famiglie parlare di corpo, mestruazioni, desiderio o consenso crea ancora oggi forte disagio. E spesso il silenzio inizia molto presto.
Ci sono bambini e bambine che imparano rapidamente che fare domande sul corpo mette in imbarazzo le persone. Bambine che vivono le prime mestruazioni come qualcosa da nascondere. Adolescenti che imparano a vergognarsi del proprio desiderio o dei cambiamenti fisici invece che a comprenderli.
Lo si vede anche nei piccoli gesti quotidiani. Bambini che vengono rimproverati perché si toccano il corpo (perché iniziano a conoscersi). Bambine che imparano presto a coprirsi “per non provocare”. Adolescenti che nascondono gli assorbenti nelle maniche della felpa come se il sangue mestruale fosse qualcosa di osceno.
Ed è forse anche per questo che l’educazione affettiva e sessuale continua a creare così tante resistenze: parlare del corpo significa parlare anche di autonomia, identità, consenso e libertà.
Temi che molte società hanno storicamente cercato di controllare.
La vergogna del corpo attraversa moltissimi tabù
La vergogna corporea non riguarda soltanto estetica o sessualità.
Attraversa moltissimi temi di cui ancora si parla poco:
- l’enuresi notturna
- la pubertà
- le mestruazioni
- la disabilità
- il peso
- l’identità di genere
- la nudità
- il piacere
- perfino il pianto e le emozioni
Perché il corpo non comunica soltanto immagine. Comunica vulnerabilità.
Ed è forse proprio questo che molte società fanno ancora fatica a tollerare.
Il corpo come spazio di controllo culturale
Molte studiose e molti studiosi hanno mostrato come il corpo non sia mai qualcosa di puramente biologico. È anche uno spazio culturale su cui ogni società costruisce regole, aspettative e gerarchie.
Il filosofo e storico Michel Foucault mostrava come il controllo sociale passi anche attraverso il corpo: il modo di vestirsi, muoversi, mostrarsi o occupare spazio. E forse è anche per questo che moltissime persone imparano così presto a sentirsi “troppo”, “sbagliate” o “fuori posto” dentro il proprio corpo.
La sociologa Erving Goffman, nei suoi studi sullo stigma, spiegava invece come alcune caratteristiche corporee o identitarie vengano trasformate socialmente in motivo di vergogna, esclusione o marginalizzazione.
Anche l’antropologa Mary Douglas ha lavorato sul rapporto tra purezza, ordine sociale e tabù culturali, mostrando come molte società considerino disturbante ciò che rompe categorie percepite come “normali” o ordinate.
Ed è forse anche per questo che il corpo continua ancora oggi a generare così tanto disagio: perché rende visibili differenze, limiti e vulnerabilità che il controllo sociale prova continuamente a contenere.
Ascoltare il corpo non significa eliminare il limite
Parlare di ascolto del corpo non significa abolire regole, limiti o educazione.
Significa però smettere di costruire il rapporto con il corpo soltanto attraverso vergogna, giudizio e controllo.
Perché esiste una differenza enorme tra:
- educare
e - insegnare a vergognarsi di sé.
Ed è forse proprio questa una delle questioni più importanti: capire se stiamo insegnando ai bambini e alle bambine a vivere il proprio corpo oppure semplicemente a renderlo accettabile allo sguardo altrui.
Uno dei tabù più profondi
La vergogna del corpo continua a essere uno dei tabù più profondi delle nostre società perché il corpo rende visibile tutto ciò che il controllo culturale prova continuamente a contenere:
- vulnerabilità
- desiderio
- identità
- cambiamento
- differenza
Forse è anche per questo che così tante persone imparano a controllare il proprio corpo prima ancora di sentirlo davvero.
Perché un corpo che si vergogna occupa meno spazio.
Chiede meno.
Disturba meno.
Ed è molto più facile da controllare.
Se questo articolo ti ha fatto riflettere
Non è un caso.
Molti tabù diventano invisibili proprio perché vengono normalizzati.
- puoi approfondire anche il tema dell’enuresi notturna e della vergogna che molte famiglie vivono nel silenzio
- oppure leggere l’articolo sulle emozioni dei bambini e delle bambine e sul rapporto tra vulnerabilità e controllo
- o ancora riflettere sul tema dell’educazione al corpo nei bambini e nelle bambine e sul perché parlare del corpo continui a creare così tanto disagio
Questo spazio nasce per questo: provare a dare parole a tutto ciò che troppo spesso viene lasciato nel silenzio.


