In molte scuole la bambina o il bambino ideale non è chi sta bene. È chi non crea problemi
Ci sono bambine e bambini che imparano presto a stare composte e composti, a parlare poco, a non interrompere, a non attirare troppo l’attenzione.
Bambine e bambini che chiedono scusa continuamente. Che alzano poco la mano. Che trattengono le lacrime fino a casa. Che imparano molto presto che esprimere un’emozione può diventare un problema.
Ci sono bambine e bambini che passano ore a cercare il coraggio di alzare la mano. Non perché non abbiano qualcosa da dire, ma perché hanno paura di sbagliare davanti a tutte e tutti.

E spesso queste bambine e questi bambini vengono definiti:
- mature e maturi
- tranquille e tranquilli
- educate ed educati
- facili da gestire
Ma forse una delle domande più scomode è un’altra:
quanto benessere reale c’è dentro una bambina o un bambino che ha imparato così presto a non disturbare?
Perché in molte scuole il problema non è soltanto la disciplina.
Il problema è che il sistema scolastico continua ancora oggi a premiare soprattutto:
- adattamento
- controllo emotivo
- silenzio
- performance
- conformità
Ed è anche così che molte bambine e molti bambini imparano rapidamente una cosa:
occupare poco spazio è più sicuro.
La scuola non è mai davvero neutra
Molte persone parlano della scuola come se fosse semplicemente un luogo di istruzione.
Ma la scuola è anche uno spazio culturale. Uno dei primi luoghi in cui bambine e bambini imparano:
- cosa viene premiato
- cosa disturba
- quali emozioni sono considerate accettabili
- chi viene percepita o percepito come “brava” o “bravo”
- chi viene considerata o considerato problematica o problematico
Ed è forse anche per questo che molte dinamiche scolastiche restano invisibili: perché vengono considerate normali.
La bambina o il bambino che si adatta rapidamente viene premiata o premiato. Chi interrompe, protesta, fatica o mostra disagio viene corretto molto più facilmente.
E questo non significa che la scuola “voglia fare male”.
Significa però che ogni sistema educativo riflette anche un’idea precisa di ordine, comportamento e normalità.
La scuola moderna nasce anche come sistema disciplinare
Questo è un aspetto di cui si parla molto poco.
La scuola contemporanea nasce anche dentro un modello industriale e disciplinare:
- file ordinate
- tempi rigidi
- controllo del corpo
- richiesta continua di attenzione
- standardizzazione dei comportamenti
- valutazione costante
Il filosofo e storico Michel Foucault mostrava come molte istituzioni moderne – tra cui la scuola – abbiano storicamente avuto anche una funzione di disciplinamento sociale: organizzare corpi, tempi, comportamenti ed emozioni affinché il sistema funzioni in modo ordinato e prevedibile.
E forse è anche per questo che la bambina o il bambino ideale continua spesso a essere chi interrompe meno il funzionamento del sistema.
Chi si adatta.
Chi non rallenta.
Chi non complica.
Esiste una differenza enorme tra educare e addestrare
Educare non dovrebbe significare insegnare alle bambine e ai bambini a diventare invisibili.
Eppure, in molti contesti scolastici, il confine tra educazione e addestramento può diventare molto sottile.
Perché esiste una differenza enorme tra:
- aiutare una persona a crescere, a fiorire
e - addestrarla a funzionare senza disturbare.
Molte bambine e molti bambini imparano presto che:
- stare ferme e fermi è più premiato che essere curiose e curiosi
- obbedire è più sicuro che dissentire
- performare conta più che stare bene
- controllare emozioni e corpo è spesso più importante che comprenderli
E tutto questo viene talmente normalizzato da sembrare naturale.
Anche il corpo a scuola viene continuamente regolato
Uno degli aspetti più invisibili riguarda proprio il corpo.
A scuola il corpo viene continuamente disciplinato:
- stare sedute e seduti per ore
- chiedere il permesso per alzarsi
- controllare il tono della voce
- controllare i movimenti
- controllare le emozioni
- imparare a occupare lo spazio nel modo “corretto”
Come se apprendere coincidesse necessariamente con il controllare il corpo.
E questo è profondamente culturale.
Perché il modo in cui una società gestisce il corpo di bambine e bambini racconta sempre qualcosa della propria idea di ordine, produttività e normalità.
Essere “brave” e “bravi” non significa sempre stare bene
Molte persone adulte ricordano con orgoglio di essere state bambine o bambini tranquille e tranquilli, autonome e autonomi, mature e maturi.
Ma a volte la bambina o il bambino “brava” o “bravo” non è chi sta meglio.
È semplicemente chi ha capito prima delle altre e degli altri che:
- non disturbare conviene
- sbagliare è rischioso
- fare domande può esporre
- mostrare emozioni può creare disagio
Ci sono bambine e bambini che smettono di chiedere aiuto molto presto.
Non perché non ne abbiano bisogno.
Ma perché hanno imparato che mostrare un problema può essere pericoloso.
Ed è forse anche così che alcune bambine e alcuni bambini diventano invisibili pur sembrando perfettamente integrate e integrati.
Le emozioni a scuola vengono tollerate solo finché restano gestibili
La scuola parla continuamente di educazione emotiva. Molto meno spesso riesce davvero a tollerare le emozioni quando diventano scomode.
La tristezza rallenta.
La rabbia disturba.
L’ansia complica la prestazione.
La frustrazione interrompe il ritmo.
E così molte emozioni vengono trattate soprattutto come qualcosa da contenere rapidamente.
Lo si vede nelle bambine e nei bambini che:
- vengono definite e definiti “troppo sensibili”
- hanno paura di sbagliare
- piangono di nascosto
- si bloccano durante verifiche o interrogazioni
- sviluppano forte ansia da prestazione
Perché in molti contesti scolastici il benessere emotivo continua ancora oggi a essere considerato secondario rispetto alla performance.
Maschi agitati, bambine silenziose
Anche il modo in cui la scuola interpreta i comportamenti non è neutro.
Molti bambini vengono tollerati finché la loro “agitazione” resta compatibile con il controllo dell’aula. Molte bambine, invece, vengono premiate soprattutto quando sono ordinate, collaborative, silenziose e poco conflittuali.
Ed è forse anche per questo che:
- molte bambine imparano presto a reprimere rabbia e disagio
- molti bambini associano il proprio valore alla performance o al comportamento
- il conformismo emotivo viene percepito come maturità
La scuola non trasmette soltanto nozioni.
Trasmette continuamente modelli di comportamento, genere e aspettative sociali.
Esistono anche altri modelli educativi
Ed è importante ricordarlo:
la scuola così come la conosciamo non è l’unico modello possibile.
Alcuni approcci educativi, come il metodo sviluppato da Maria Montessori o l’esperienza pedagogica di Reggio Emilia Approach, hanno provato a mettere al centro autonomia, ascolto, relazione ed esperienza emotiva.
Un’idea molto diversa da quella di una scuola costruita soprattutto sul controllo, sulla standardizzazione e sulla continua richiesta di adattamento.
Eppure, nonostante decenni di riflessioni pedagogiche, in moltissimi sistemi scolastici continua ancora oggi a prevalere una cultura della performance.
In molte scuole bambine e bambini imparano presto che il proprio valore dipende dalla capacità di performare, rispettare tempi, produrre risultati e controllare emozioni considerate “d’intralcio”.
Una logica che spesso continua anche nella vita adulta, nel lavoro e nelle relazioni.
Quando l’adattamento viene confuso con il benessere
Uno degli aspetti più invisibili è che molte bambine e molti bambini perfettamente adattate e adattati possono stare molto male senza che nessuno se ne accorga.
Perché il disagio non sempre fa rumore.
A volte si manifesta:
- diventando invisibili
- evitando di chiedere aiuto
- controllando continuamente se stesse e se stessi
- vivendo ogni errore come fallimento personale
Ed è forse anche per questo che molte persone adulte arrivano a vivere studio, lavoro e relazioni come spazi in cui bisogna continuamente dimostrare di meritare approvazione.
Perché hanno imparato molto presto che essere accettate e accettati dipendeva soprattutto dalla capacità di adattarsi.
Una scuola sana non è una scuola dove nessuna e nessuno disturba
Una scuola sana non è quella in cui tutte e tutti stanno zitte e zitti.
Non è quella in cui nessuna o nessuno solleva problemi.
Non è quella in cui le emozioni spariscono per lasciare spazio soltanto alla performance.
Una scuola sana è uno spazio in cui:
- si può sbagliare
- si può fare fatica
- si può chiedere aiuto
- si può dissentire
- si può esistere senza sentirsi continuamente inadeguate e inadeguati
Perché educare non dovrebbe significare insegnare alle bambine e ai bambini a occupare meno spazio possibile.
E alcune persone diventano così brave ad adattarsi che da adulte non sanno più nemmeno quanto spazio avrebbero davvero voluto occupare.
Se questo articolo ti ha fatto riflettere
Non è un caso.
Molte dinamiche educative diventano invisibili proprio perché vengono considerate normali.
- puoi approfondire anche il tema dell’ ADHD e scuola e del mito dell’alunna e dell’alunno ideale
- oppure leggere l’articolo su quando le emozioni delle bambine e dei bambini fanno paura
- o ancora riflettere sul rapporto tra adultizzazione, performance e bisogno di approvazione
Questo spazio nasce per questo: provare a dare parole a tutto ciò che troppo spesso viene lasciato nel silenzio.


