Cultura psicologica

Quando i bambini e le bambine imparano che amare significa non deludere

Ci sono bambine e bambini che diventano bravissimi a capire gli umori delle persone adulte molto prima di capire se stessi.

Ci sono bambine e bambini che imparano a riconoscere il rumore delle chiavi nella serratura, il modo in cui una porta viene chiusa, il silenzio improvviso dopo una giornata storta.

Bambine che capiscono immediatamente quando è meglio stare zitte. Bambini che capiscono quando non bisogna fare troppe domande. Quando è il momento di non piangere, non protestare, non contraddire.

E spesso queste bambine e bambini  vengono definiti:

  • maturi
  • sensibili
  • responsabili
  • educati

Ma forse una delle domande più scomode è un’altra:
quanto c’è davvero di libertà emotiva in una bambina o in un bambino che impara così presto ad adattarsi agli umori altrui?

Perché in molte famiglie il problema non è soltanto l’autorità.
Il problema è che l’amore viene spesso legato all’adattamento emotivo.

Ed è anche così che alcune bambine e alcuni bambini iniziano a chiedersi:

“sto deludendo qualcuno?”

bravi bambini

In molte famiglie l’amore viene confuso con l’obbedienza

Molte persone crescono pensando che amare significhi soprattutto:

  • non creare problemi
  • non ferire le persone adulte di riferimento
  • non deludere
  • non fare arrabbiare nessuna o nessuno
  • mantenere la pace a tutti i costi

E questa idea non nasce dal nulla. È profondamente culturale.

In moltissime famiglie il conflitto viene vissuto come qualcosa di pericoloso. Dissentire può essere interpretato come mancanza di rispetto. Dire “no” può generare immediatamente senso di colpa. Esprimere rabbia o distanza emotiva può trasformarsi in un problema familiare da spegnere rapidamente.

E così molte bambine e molti bambini imparano presto che essere amati significa soprattutto essere facili da gestire.

Non disturbare.
Non pesare troppo emotivamente.
Non complicare la vita alle persone adulte di riferimento.

Alcune bambine e alcuni bambini non imparano davvero a esprimersi. Imparano a non disturbare.

Ed è forse anche per questo che tante persone adulte continuano a sentirsi in colpa ogni volta che mettono un confine, deludono qualcuna o qualcuno o provano semplicemente a scegliere se stesse.

L’obbedienza viene spesso premiata più dell’autenticità

Molte società premiano chi si adatta facilmente.

La brava bambina e il bravo bambino sono quelli che:

  • non protestano
  • non contraddicono
  • capiscono subito
  • aiutano le persone adulte
  • non creano tensioni
  • non esagerano con le emozioni

Ma a volte il bambino “bravo” non è il bambino più sereno.

È semplicemente quello che ha capito prima delle altre persone che occupare troppo spazio emotivo può essere pericoloso.

Lo si vede nelle famiglie in cui:

  • consola il genitore
  • cerca continuamente approvazione
  • controlla il proprio comportamento per evitare tensioni
  • diventa iper-attento agli stati emotivi delle figure di di riferimento

E spesso tutto questo viene scambiato per maturità.

Ma un bambino che si sente responsabile della serenità emotiva delle persone sta già occupando uno spazio troppo pesante per la sua età.

La paura di deludere è anche un fenomeno culturale

Dal punto di vista culturale, molte società hanno costruito il valore delle bambine e dei bambini attorno alla capacità di adattarsi.

Essere educati, rispettosi e disponibili sono caratteristiche importanti. Ma in alcuni contesti il confine tra educazione e cancellazione di sé diventa molto sottile.

Perché esiste una differenza enorme tra:

  • insegnare il rispetto
    e
  • insegnare a sacrificare continuamente se stessi pur di non creare disagio alle persone.

In molte culture familiari la bambina o bambino ideale è ancora quella o quello che:

  • tollera
  • comprende
  • si adatta
  • non mette troppo in crisi le persone adulte

E questo succede particolarmente nei contesti dove la famiglia viene vissuta come qualcosa di intoccabile, gerarchico o fortemente legato all’idea di armonia apparente.

L’antropologia ha mostrato da tempo che la famiglia non è soltanto un luogo privato, ma uno dei principali spazi in cui ogni società trasmette valori, ruoli e modelli relazionali.

Anche il modo in cui si insegna alle bambine e ai bambini a obbedire (concetto orribile), adattarsi o gestire le emozioni non è neutro: riflette un’idea precisa di ordine familiare e sociale.

L’antropologa Margaret Mead mostrava già nel Novecento quanto i modelli educativi e familiari cambino profondamente da cultura a cultura. Ciò che viene considerato “buon comportamento”, “maturità” o “rispetto” non è universale: è costruito socialmente.

Ed è forse anche per questo che molte persone crescono senza accorgersi che l’adattamento emotivo continuo non è sempre sinonimo di amore sano.

Quando il clima emotivo della casa diventa responsabilità delle figlie e dei figli

Ci sono bambine e bambine che imparano presto a monitorare tutto:

  • il tono della voce
  • gli sbalzi d’umore
  • le tensioni tra persone
  • i momenti “giusti” per parlare
  • le cose da non dire

Perché da quello dipende il clima emotivo della casa.

E questa cosa può diventare invisibile proprio perché viene normalizzata.

Molte persone raccontano di essere state “bambini bravissimi”. Bambini autonomi, disponibili, maturi. Ma spesso dietro quella maturità c’era una continua attenzione agli equilibri emotivi familiari.

Non sempre servono urla o violenza esplicita perché un bambino impari ad adattarsi. A volte bastano:

  • silenzi
  • freddezza emotiva
  • delusione mostrata continuamente
  • approvazione concessa soprattutto quando il bambino si comporta “bene”
  • amore percepito come fragile o condizionato

Perché le bambine e i bambini imparano molto velocemente quali comportamenti mantengono stabile il legame con le persone adulte di riferimento.

In alcune famiglie la delusione viene vissuta come una minaccia

Questa è una delle cose più difficili da riconoscere.

Perché molte famiglie non si percepiscono affatto come oppressive. Anzi, spesso parlano continuamente di amore, sacrificio, protezione e unità familiare (certo, come no).

Ed è proprio qui che certe dinamiche diventano difficili da vedere.

In alcune famiglie la delusione non viene vissuta come parte naturale delle relazioni, ma come rottura del legame. E così molte bambine e molti bambini imparano presto che contraddire, allontanarsi o scegliere diversamente può significare mettere in crisi l’equilibrio emotivo della casa.

Il controllo emotivo raramente si presenta dicendo:

“ti controllo.”

Molto più spesso si presenta dicendo:

  • “lo faccio per te”
  • “dopo tutto quello che facciamo”
  • “non farmi stare male”
  • “sei egoista”
  • “ci fai soffrire”

Ed è forse anche per questo che tante persone adulte continuano a sentirsi cattive semplicemente per aver preso distanza da aspettative familiari troppo pesanti.

Famiglia felice e paura del conflitto

In molte famiglie il problema non è l’assenza di amore.
Il problema è il modo in cui l’amore viene vissuto.

Esistono contesti familiari in cui la serenità dipende dal fatto che tutte e tutti mantengano un certo equilibrio emotivo apparente. Dove tensioni, rabbia, conflitti o bisogni troppo ingombranti diventano qualcosa da contenere rapidamente.

E così la bambina e il bambino che si adatta viene premiato.
Quello che rompe l’equilibrio viene percepito come “difficile” (e in qualche modo lo è perché mette in evidenza un sistema disfunzionale).

Ma una famiglia davvero sana non è quella in cui nessuno disturba. È quella in cui le persone possono esistere anche quando provano emozioni scomode, dissentono o attraversano momenti difficili.

Perché il conflitto non distrugge automaticamente un legame.
A volte è proprio ciò che permette alle persone di esistere davvero dentro una relazione.

La paura di deludere attraversa moltissime vite adulte

Molte persone adulte continuano a vivere relazioni in cui:

  • chiedono continuamente approvazione
  • evitano conflitti
  • si sentono responsabili delle emozioni altrui
  • hanno paura di sembrare egoiste
  • fanno fatica a mettere limiti
  • vivono il dissenso come colpa

E spesso tutto questo non nasce nel presente.

Nasce molto prima.

Nasce in contesti in cui essere amate e amati sembrava dipendere soprattutto dalla capacità di adattarsi emotivamente alle altre persone.

Il sociologo Pierre Bourdieu spiegava come molte strutture sociali e familiari vengano interiorizzate così profondamente da apparire naturali, inevitabili, perfino giuste. È anche così che certe forme di controllo emotivo diventano invisibili: perché vengono vissute come “normalità”.

Anche la sociologa Arlie Russell Hochschild, nei suoi studi sul lavoro emotivo, mostrava quanto le persone imparino spesso a regolare continuamente emozioni e comportamenti per mantenere equilibrio, approvazione e accettazione sociale.

Ed è forse anche per questo che molte persone adulte continuano a sentirsi amate soprattutto quando riescono a essere utili, accomodanti o facili da gestire.

L’amore non si merita

Ci sono bambine e bambini che imparano molto presto a capire gli umori altruii perché da quello dipende il clima emotivo della casa.

Bambine e bambini che diventano bravissimi a non disturbare.
A non pesare troppo.
A non deludere.

E forse è anche per questo che tante persone adulte continuano a vivere l’amore come qualcosa che va meritato continuamente attraverso adattamento, disponibilità e controllo di sé.

Perché quando un bambino cresce pensando che l’amore dipenda dalla sua capacità di non creare problemi, smettere di adattarsi può sembrare pericoloso perfino da adulto.

E a quel punto molte persone non sanno più se stanno scegliendo davvero se stesse o se stanno ancora cercando di non deludere qualcuna o qualcuno.

Se questo articolo ti ha fatto riflettere

Non è un caso.

Molti modelli familiari diventano invisibili proprio perché vengono considerati normali.

Questo spazio nasce per questo: provare a dare parole a tutto ciò che troppo spesso viene lasciato nel silenzio.