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Enuresi a 8 anni. Il racconto di una madre

Mio figlio fa la pipì a letto a 8 anni. E mi sento sola. Mi chiamo Caterina, ho 46 anni, sono una mamma come tante e oggi voglio raccontare una parte della mia vita che per tanto tempo ho nascosto. Non perché me ne vergogni (forse in prima sì), ma perché è difficile parlarne. Perché, ancora oggi, ci sono argomenti che ti fanno sentire sola, inadeguata, diversa. Uno di questi è l’enuresi notturna nei bambini grandi. Sì, mio figlio ha otto anni e fa ancora la pipì a letto.

I primi episodi

Quando è successo la prima volta, aveva cinque anni. Era già da un po’ che aveva tolto il pannolino, e tutto sembrava andare bene. Poi una notte, all’improvviso, quel letto bagnato. Ho pensato a un brutto sogno, a un episodio isolato. E invece no. Quella scena si è ripetuta. Più volte. Poi sempre più spesso.

All’inizio ho reagito con calma. “Capita,” mi sono detta. “Non c’è nulla di cui preoccuparsi.” Ma col passare dei mesi ho iniziato a sentire dentro di me una voce fastidiosa: “Non è normale, a sette anni.” Ho cominciato a leggere articoli, a chiedere ai pediatri, a confrontarmi – con chi potevo. Qual è stato il problema più grande? Il silenzio.

Nessuno ne parla. L’enuresi nei bambini più grandi è un tabù. Tutti la considerano una fase della prima infanzia, un passaggio da superare entro i 4 o 5 anni. Quando vai oltre, tutto cambia: ti senti osservata, giudicata. Persino da chi dovrebbe aiutarti.

I numerosi tentativi

Ho provato di tutto: evitare di farlo bere dopo cena, svegliarlo nel cuore della notte per farlo andare in bagno, comprare teli impermeabili, profumatori per il materasso, mutandine assorbenti se va a dormire da un amichetto. Ho provato persino con premi e tabelline colorate. Nulla.

Poi sono arrivati i sensi di colpa. “Forse è colpa mia. Forse ho sbagliato qualcosa. Forse ha bisogno di più attenzione. Forse…” Quel “forse” mi ha divorata per mesi.

Il mancato sostegno

Il mio compagno ha iniziato a minimizzare: “Passerà, smettila di fissarti”. Ma io vedevo mio figlio svegliarsi triste, imbarazzato. Lo vedevo evitare di dormire dagli amici. Lo vedevo nascondere le lenzuola. Non era solo un problema fisico. Era una ferita invisibile e silenziosa.

Il confronto

Un giorno, in un momento di sconforto, ho parlato con la psicologa della scuola. È stata la prima volta che qualcuno ha ascoltato senza giudicare. Mi ha spiegato che l’enuresi notturna può avere mille cause: genetiche, psicologiche, legate allo stress o a eventi di cambiamento. E che soprattutto non è colpa di nessuno. Né mia. Né di mio figlio.

La cosa più dura da accettare? Che non esiste una soluzione magica. Che ogni bambino ha i suoi tempi. Che a volte, la pipì a letto è l’unico modo che il corpo ha per dire che c’è qualcosa che non va. Che ha bisogno di essere ascoltato.

Mio figlio oggi continua, ogni tanto, a fare la pipì a letto. Ma non è più un dramma per me. Abbiamo trovato un ritmo, un modo di gestire insieme la situazione, e – soprattutto – ne parliamo. Gli ho detto che non c’è nulla di cui vergognarsi, che non è solo. E lo stesso ho fatto io.

Un nuovo punto di vista

Perché la verità è che nessuna madre dovrebbe sentirsi sola in queste situazioni. Non ci sono manuali per crescere un figlio. Ma ci sono storie, come questa, che possono far sentire meno sole. Per questo la condivido.

Se anche tu che leggi stai vivendo qualcosa di simile, voglio dirti che ti capisco. Che sei una brava madre, anche se tuo figlio fa la pipì a letto a otto anni. Che non sei sola. E che parlare – anche solo con un’amica, con una professionista, o con chi c’è passato – può fare la differenza.

Apriamo questo spazio. Facciamolo diventare un luogo sicuro dove possiamo raccontare quello che, troppo spesso, ci teniamo dentro. Perché l’enuresi notturna non è un fallimento. È solo una delle tante sfide della crescita. E noi, genitori, possiamo affrontarla insieme.